I nuovi pifferai magici

Cosa hanno in comune un cavallo che nasce da un uovo, un elefante rosa in equilibrio su una fune, o un rinoceronte che si tuffa da un trampolino? Sembrano le visioni di un folle. Invece, sono il pasto quotidiano che, senza accorgercene, serviamo ai nostri bambini.
Sono migliaia di video su YouTube, fabbricati pezzo per pezzo dall’Intelligenza Artificiale. Durano meno di trenta secondi. Non hanno una trama, non hanno un senso. I colori sono violenti, iper-saturi, i suoni striduli e ripetitivi. È la ricetta perfetta, studiata a tavolino, per catturare l’attenzione e non mollarla più.
Nel grande mercato della rete, la regola è una sola: chi guarda non deve spegnere. Più il bambino resta incollato allo schermo, più il canale incassa con la pubblicità. E il dramma è che questa roba viene spesso spacciata per “educativa”. Promettono di insegnare i numeri o l’alfabeto, e intanto drogano la mente.
Il New York Times è andato a guardare dentro questo pozzo. Ha scoperto che basta far partire un cartone animato innocente e popolare, come Bluey o CoComelon, per essere sommersi. L’algoritmo, questo vigile urbano invisibile e spietato, inizia a dirottare i più piccoli verso la spazzatura. Oltre il quaranta per cento dei video suggeriti è roba finta, generata dalle macchine. Ci sono signori anonimi che, usando programmi come Runway o Google Whisk, sfornano decine di filmati al giorno. Fanno milioni di visualizzazioni. E fanno i soldi.
Ma il conto vero, come sempre, lo pagano i più indifesi. A quell’età, in età prescolare, l’attenzione è una pianta fragile. Questi video la bombardano. Rachel Barr, una psicologa dello sviluppo, ci spiega una cosa semplice: mettere insieme immagini realistiche e situazioni impossibili crea confusione. I piccoli non sanno ancora separare il vero dalla fantasia. Avrebbero bisogno di una storia, di un inizio e di una fine, di facce in cui riconoscersi e di scene che assomiglino alla vita. Trovano invece un frullatore che gira a vuoto, causando un vero e proprio sovraccarico mentale.
I danni non passano con la notte. Gli studiosi ci avvertono da anni. Chi cresce con questi ritmi forsennati di immagini tagliate e cucite in fretta, poi a scuola fatica a concentrarsi. Una ricerca svedese e americana parla apertamente di legami tra il troppo tempo davanti allo schermo e le diagnosi di disturbo dell’attenzione.
E chi dovrebbe vigilare, cosa fa? Le piattaforme rispondono poco e male. YouTube, dopo l’inchiesta del giornale americano, ha chiuso cinque canali togliendo loro la monetizzazione. Una goccia nel mare. La legge europea, persino il nuovo e celebrato Digital Services Act, si ferma davanti a un paradosso: l’obbligo di avvisare che un video è fatto dall’Intelligenza Artificiale vale solo se sembra vero, per evitare i deepfake. Per i disegni e i cartoni animati, via libera. Nessuna etichetta.
Così, il peso cade tutto sulle spalle dei genitori. Genitori spesso stanchi, distratti dalle fatiche di ogni giorno, o a loro volta prigionieri dei telefoni. Perché anche noi adulti, in fondo, siamo prede. Pensate a TikTok, finito nel mirino di Bruxelles perché sospettato di creare deliberatamente assuefazione con il suo scorrere infinito e le notifiche continue.
È un meccanismo implacabile. È, a tutti gli effetti, una droga. L’unica differenza è che questa si consuma alla luce del sole, nei salotti delle nostre case. E a prenderla sono i bambini di due anni.

