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Il mistero buffo della sanità siciliana: la relazione fantasma, i gessi di cartone e le amnesie di Palazzo

- Politic, Politica Siciliana, sanità
Marzo 3, 2026

Un dossier di 21 pagine tenuto nel cassetto per 14 mesi certifica il collasso dei Pronto soccorso isolani, tra assenza di presidi base e pazienti in barella per giorni. L’interrogazione parlamentare accende lo scontro sulle dimissioni dell’ex assessora Volo, mentre i vertici della sanità regionale provano a minimizzare l’emergenza.

C’era una volta il gesso di cartone. Sembrava il punto più basso, la farsa finale della sanità siciliana che nell’agosto del 2024, a Patti, aveva deciso di omaggiare il bricolage per curare le fratture dei malcapitati. E invece no, era solo l’antipasto. Perché dietro le quinte dei palazzi della Regione andava in scena il consueto e italianissimo gioco di prestigio: la sparizione dei documenti scomodi.

Parliamo di ventuno paginette, non i rotoli del Mar Morto. Ventuno pagine di puro, certificato disastro, vergate da medici e funzionari regionali che avevano avuto l’ardire di mettere nero su bianco la Caporetto dei Pronto Soccorso isolani. Un dossier chiuso in un cassetto per quattordici mesi, e per ottimi motivi: leggerlo equivale a un bollettino di guerra.

Ma andiamo con ordine. All’epoca del “cartongesso” di Patti, l’allora assessora Giovanna Volo fa quello che si fa sempre in Italia quando non si sa che pesci pigliare: nomina una commissione d’inchiesta. L’organismo dovrebbe chiudere i battenti a fine anno, ma a dicembre 2024 la stessa Volo è costretta a prorogarne i lavori perché, sorpresa, la situazione è tutt’altro che risolta. I commissari scrivono cose che noi umani non oseremmo immaginare. Parlano di un elegante “disallineamento tra beni e presidi richiesti ed effettivamente ricevuti“, che tradotto dal burocratese significa che mancano persino i cerotti e le siringhe. E ancora: il tentativo di contenere le infezioni è “destinato a fallire” perché, banalmente, mancano i lavandini. Strutture ospedaliere nel 2024 senza lavandini. Oltre a questo, il consueto mix di carenza di medici e sovraffollamento, con migliaia di disgraziati parcheggiati in attesa per tre giorni, e centinaia di casi estremi in cui le giornate di attesa in barella diventavano otto. Un girone dantesco.

A metà gennaio 2025, colpo di scena. L’assessora Volo rassegna le dimissioni. Al suo posto si insedia Daniela Faraoni. Il dossier esplosivo passa di mano, ma anziché finire sul tavolo del Ministero, evapora. Desaparecido.

Oggi, grazie a un’interrogazione del forzista Giorgio Mulè al ministro Schillaci, il coperchio rischia di saltare. Mulè insinua il sospetto, peraltro legittimo, che le dimissioni della Volo c’entrino qualcosa con quelle 21 pagine di vergogna. Ma l’ex assessora, folgorata sulla via di Damasco da una provvidenziale amnesia in stile Scajola, cade dal pero: “Mi sono dimessa per ragioni personali“. E la relazione? “Non l’ho letta, sarà arrivata dopo. Non ricordo di aver mai chiesto di secretarla“. Insomma, il documento si è secretato da solo, a sua insaputa.

La reazione dell’assessorato alla curiosità di Mulè è da manuale della commedia dell’arte. Nessuno tira fuori il documento, in compenso parte la velina ai manager della sanità siciliana con l’ordine di scuderia: smentite tutto o risolvete i problemi entro ieri.

E qui parte il meraviglioso balletto dei grand commis della sanità. In un tripudio di scudi levati, le varie Asp (Siracusa, Catania, Caltanissetta, Enna, Agrigento) e i Policlinici (Messina, Palermo, e chi più ne ha più ne metta) si lanciano in un coro angelico di difese d’ufficio. È tutto un florilegio di “modelli conformi agli standard“, di tracciamenti online e di miglioramenti epocali, pur con la minuscola e marginale ammissione che sì, magari nei Pronto Soccorso mancano i medici. Bazzecole.

Per la nuova assessora Faraoni, la relazione è “roba vecchia“, ormai superata dai magici fondi del Pnrr e dai 300 milioni di un decreto del 2020. Peccato che Renato Costa, segretario della Cgil, rovini la festa ai suonatori: “Se la situazione è migliorata non ce ne siamo accorti, a noi sembra tutto esattamente come prima”. Si inserisce pure l’ex Dc Stefano Cirillo, che se la prende con Mulè accusandolo di guardare ai “lavandini e ai braccialetti” invece che al personale, come se lavarsi le mani in un reparto d’emergenza fosse un vezzo da radical chic.

L’assessorato, pur di mettere a tacere la faccenda, lo scorso 23 febbraio ha partorito una nuova, e immaginiamo rassicurante, relazione per il Ministero. Ma Mulè non molla l’osso, ricorda che mancavano perfino gli ecografi e i ventilatori, e chiede la verità. Ricordando che già un anno fa, quando denunciò il ritardo per gli esami istologici, venne trattato come il disturbatore di una splendida serenata.

La sanità siciliana, intanto, resta lì. In attesa del prossimo cartone.

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