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PUNIRE SENZA SPIEGARE: IL DOLORE DI NON CAPIRE

- Storie
Marzo 1, 2026

Se vogliamo parlare di colpe, leviamoci subito il pensiero: non è questione di Garanti. A loro, al massimo, possiamo imputare il ritardo. Ma la scuola, no. La scuola non può assolversi.

Perché in questa storia c’è un bimbo di 11 anni che, a forza di parlarne, stiamo rendendo riconoscibile contro ogni etica. E cosa gli resterà addosso? Non la lezione, ma la punizione. Il Consiglio di Istituto, i suoi professori, gli hanno affibbiato un senso di inadeguatezza che non ha gli strumenti per elaborare. Per lui, quegli adulti rischiano di diventare solo “cose con gli occhi e la bocca”. Esseri arrabbiati con lui per un motivo che gli sfugge.

Si chiederà il perché. E non trovando risposta al senso di un gesto nato senza malizia, il suo mondo si chiuderà ancora di più. Nessuna spiegazione pedagogica potrà colmare quel vuoto: resterà solo un dolore. Un altro in più, in una vita che forse è già in salita.

Il mio pensiero va ai genitori. A quelli del bimbo e a quelli della bimba. Va a quel senso di protezione viscerale che ogni genitore prova per il proprio cucciolo, sia che sia sano, sia che la vita lo abbia “azzoppato”. Hanno uguali diritti. E meritano la stessa, profonda comprensione.

Perché una punizione che non può essere compresa non è insegnamento. È solo emarginazione.

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