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Dalla Val Venosta a Napoli: storia di un trapianto spezzato da un “difetto di comunicazione”

- Storie
Marzo 1, 2026

Il dizionario asettico della nostra burocrazia sanitaria pullula di formule magiche, sapientemente coniate per sterilizzare la realtà e anestetizzare l’orrore. Sono locuzioni apparentemente innocue, quasi banali, di quelle che un call center userebbe per giustificare un pacco smarrito o un disguido sulla bolletta telefonica: “Insufficiente comunicazione”.

Solo che questa volta non stiamo parlando di un banale errore di smistamento postale. Stiamo parlando del piccolo Domenico, due anni appena, morto dopo sessanta giorni di agonia per aver ricevuto in petto un cuore lesionato. Un organo che doveva salvargli la vita e che invece lo ha condannato, perché tra l’equipe che quel cuoricino lo ha espiantato e quella che lo ha impiantato all’Ospedale dei Colli si è verificata – testuale, dai verbali dell’audit interno spediti dalla Regione Campania al Ministero della Salute – una “insufficiente comunicazione”.

Ma quel cuore lesionato aveva una storia, una storia di dolore puro trasformato in speranza e, infine, in tragedia. Era il cuore di Moritz Gerstl, quattro anni, morto per annegamento nella nuova piscina comunale di Curon, in Val Venosta, inaugurata poche settimane prima. Moritz era stato affidato agli istruttori, sotto la sorveglianza del bagnino e la supervisione della responsabile della piscina, ma era stato recuperato sul fondo della vasca su segnalazione di altri nuotatori. Mortiz è morto per disattenzione delle persone a cui era stato affidato. I genitori straziati, in un grande gesto di generosità, avevano deciso di donare il cuore affinché potesse salvare uno dei tanti bambini in attesa. Lo scrive in un post Francesco Emilio Borrelli.

Il 23 dicembre, dal tragico lettino di Bolzano, questo cuore si rese disponibile. Iniziò subito la ricerca frenetica della compatibilità, una procedura rigidissima soprattutto per gli organi pediatrici, data la ridottissima disponibilità. Quel cuore non poteva andare perduto. Venne identificato l’Ospedale Monaldi di Napoli. Domenico, un grande e tenace lottatore affetto da una grave cardiopatia progressiva, era pronto a riceverlo. Esistevano tutti i presupposti per un Natale indimenticabile, di gioia per la vita salvata e di dolore mutato in dono per la vita spezzata precocemente. Mantenere in vita il cuore pulsante di Moritz aveva per i suoi genitori il significato di una presenza.

Non è andata così purtroppo.

Di fronte a questa tragedia raddoppiata, la mente vacilla. Come si fa a non comunicare l’esatta condizione anatomica e clinica di un organo vitale destinato a un bimbo di due anni?

  • Il dubbio sui mezzi: Si sono scambiati i dati clinici con un messaggio frettoloso tra un corridoio e l’altro?
  • Il dubbio sul metodo: Hanno tralasciato una riga decisiva nel referto perché il tempo stringeva?
  • Il dubbio sull’attenzione: L’equipe di espianto ha minimizzato un difetto o quella di impianto ha omesso di spulciare le cartelle?

È un’approssimazione imperdonabile. Inconcepibile. Quando maneggi il cuore di un bambino, non esiste la scusante del difetto di comunicazione. Esiste solo la perizia assoluta o la negligenza fatale.

Ora le scartoffie passano di scrivania in scrivania, dalla direzione aziendale dei Colli ai palazzi della Regione Campania, fino ad atterrare sui tavoli romani del Ministero della Salute. Si nomineranno commissioni, si leggeranno fascicoli, si utilizzeranno altre parole fredde per circoscrivere il “vulnus procedurale”. Tutto molto corretto, tutto drammaticamente istituzionale.

Ma in questa catena di montaggio delle responsabilità, dove lo scaricabarile rischia sempre di diventare la specialità olimpica più praticata, resta intatto e intoccabile il dolore di due famiglie. Quella di Moritz, la cui generosità è stata tradita, e quella di Domenico, derubata del figlio non da un destino ineluttabile o da una malattia invincibile, ma da un sistema che, nel momento più sacro e cruciale, ha smesso di parlarsi. E una sanità che non sa comunicare quando ha tra le mani un cuore bambino, prima ancora che colpevole, è una sanità che ha smarrito la sua umanità.